Nel paese di Oroskia 2 – La punizione

Era una giornata di primavera, soleggiata ma ventosa, quella che mi portò a Oroskìa, per degli affari che avevo lasciato fermi con il mio amico Padre Brown. Presentai il mio passaporto, le guardie mi fecero entrare, ma subito un brusio e un vociare mi portarono da un lato della piazza principale del paese.

Il Bifronte aveva fatto installare una ghigliottina!

Anche in queste lande desolate la macchina della morte aveva preso campo, tra una certa festante ilarità tra i leccaterga. Non vi nascondo che, in un primo momento, rimasi di stucco: cosa mai ci sarebbe stato da festeggiare per uno strumento di morte? Per noi, un abominio. Ma la cultura di Oroskìa è strana, non la si può inquadrare nelle nostre concezioni moderne, va da sé perciò non meravigliarsi più di tanto se il popolo festeggia per l’arrivo di una ghigliottina che il loro imperatore ha voluto nella piazza principale!

Ordunque, mi diressi nella folla verso un gruppetto di persone vicino al marchingegno, che riconobbi subito essere l’Orbo, il fedele assistente del Bifronte, insieme al Fumarolo, un mercante che ha saputo ingraziarsi il sovrano con un fiume di denaro, la Regina dei Telai, una ricca imprenditrice tessile, tutti insieme con il Peritus, l’altro assistente del Bifronte. Insieme a loro era arrivato anche Padre Ralf, il canonico di una piccola cappella in prossimità del castello. Mi avvicinai a quest’ultimo, chiedendo spiegazioni di quello che a me, forestiero, appariva davvero strano e, per certi versi, preoccupante.

Padre Ralf mi squadrò, come al solito, con il suo sguardo a metà tra il disprezzo e l’indifferenza, dicendomi che “finalmente il Bifronte, sua Eccellentissima e Onorevolissima Beatitudine, Gaudio per tutti noi suoi umili e devoti servitori, ci ha finalmente donato uno strumento moderno che ci aiuterà a dare la giusta punizione per i crimini di cui la gente si macchia”. La mia faccia di stupore lo fece scoppiare in una grassa risata, al che la Maitresse, colei che gestiva il bordello di prostitute di proprietà dello stesso Padre Ralf, si avvicinò a me, richiamata dalla risata del canonico, e mi spiegò che per loro, abituati a usare la vile ascia, passare alla ghigliottina era un enorme salto di qualità.

Scossi la testa, ancora incredulo su quanto la Maitresse mi stesse spiegando, affermando che nel mio paese non usavamo più questi strumenti, che le nostre leggi erano diverse e non uccidevamo più le persone, ma semmai i condannati erano in carcere, dove avrebbero potuto anche imparare un mestiere. Bah-Hag-Ash, una delle ragazze del bordello, che accompagnava Maitresse nella giornata di “festa”, si avvicinò a me, e con il suo solare e gioioso tono mi spiegò che loro non uccidevano, ma si limitavano a tagliare le mani o i piedi.

La mia espressione nel viso continuava ad essere tra l’incredulo e lo stupore… così tanto diversa era la mentalità di questo strano e buffo paese. Chiesi allora a Bah-Hag-Ash di quale peccato si erano macchiati i condannati e lei mi spiegò che erano due guardie reali i destinatari di quel marchingegno, a cui sarebbero state tagliate le loro mani perché avevano catturati due ladruncoli, scoprendo solo diversi giorni dopo che costoro erano amici di vecchia data del Bifronte, il quale, su tutte le furie, non accettò alcun sentire e condannò speditamente i suoi servitori al triste destino di moncare gli arti, rei di aver osato interferire con gli affari dei suoi amici.

Non vi nascondo, amici che mi leggete, che quella loro strana giustizia mi lasciava alquanto perplesso, ma non volli approfondire né chiedere ad altri, sfruttando ancora quel poco di buona considerazione che godevo nel paese, per non vedermi poi a mia volta calcare quelle assi che, da lì a pochi momenti, avrebbero visto due povere guardie subìre l’amputazione di entrambe le loro mani, ree di aver svolto quello che, ai nostri occhi, è il lavoro giusto: acciuffare i ladri.

Non mi attardai a rimanere in quel luogo vociante, l’idea di veder in uso la ghigliottina mi faceva venire i brividi alla schiena, perciò salutai i miei interlocutori, che come sempre non si degnarono di ricambiare il saluto (non ero ben visto da tutti, lo scoprii poi qualche anno dopo), intenti e concentrati a osannare il Bifronte che, da un lato del patibolo, stava leggendo una pergamena passatagli dall’Orbo, dove rammentava i “peccati” commessi dalle due guardie e che, per tante tante ragioni, erano state condannate alla pena.

I leccaterga, accalcati nella piazza, festosi e gioviali, come tanti automi, facevan festa di quella occasione, inconsapevoli che, se il Bifronte avesse avuto la luna di traverso, sarebbe stato capace di duplicare quella condanna anche verso di loro!

Ma a Oroskìa, in questo strano paese, funziona proprio così: una guardia che acciuffa i ladri rischia entrambe le mani se i ladri sono gli amici del monarca!

Alla prossima avventura!

Questione di educazione civica

punizioneEnnesimo esempio di una società, la nostra, che deve riscoprire l’educazione civica e il rispetto verso il prossimo. Qualche giorno fa, sul Corriere della Sera, il giornalista Enrico Venni scrive un pezzo circa un episodio accaduto alla scuola media Bussi di Vigevano. Il titolo dell’articolo è “Studente costretto dal professore a mettersi in ginocchio per insulti a una compagna”. Ok, il primissimo impulso neurologico è: il professore ha torto! Sbagliato! Basta leggere molto attentamente l’articolo per capire che il professore, giustamente severo, ha applicato una giusta punizione!

“…sotto i riflettori c’è ora la punizione sopra le righe di uno studente delle medie da parte di un professore che ora rischia un provvedimento disciplinare da parte dal Provveditorato scolastico. In una classe terza della scuola Bussi di Vigevano un alunno sarebbe stato costretto a inginocchiarsi davanti ai suoi compagni, molti dei quali lo deridevano. La punizione gli sarebbe stata inflitta dall’insegnante per aver insultato una compagna.”

Tra i tanti commenti che sono stati inseriti a margine dell’articolo, uno tra tutti ha attirato la mia attenzione. Cito testualmente: “Il professore,certamente esasperato cosi come lo sono quasi tutti gli insegnanti italiani…ha fatto bene. Tutti noi dovremmo riflettere e capire che i nostri figli sono stati mal cresciuti da molti genitori che non sanno stare al mondo e si affrettano ad accusare la scuola dei loro insuccessi come genitori. Ben vengano le punizioni a questi bambini viziati,visto che a casa loro nessuno gliele sa dare come meriterebbero.”

Cosa posso aggiungere? Una semplice osservazione: il commentatore ha perfettamente ragione! Schiere di genitori dovrebbero riappropriarsi di una potestà educativa che non hanno mai voluto e saputo prendersi, lasciando che fossero altre persone a sorbirsi la “patata bollente”. Si ergono a paladini dei figli quando questi ultimi sono nel più palese torto! Bene ha fatto l’insegnante a imporre una così esemplare punizione: a lui va tutta la mia stima di giovane uomo che in questo mondo non trova più il rispetto e l’educazione che tanti anni fa mi furono impartiti come lezione esemplare e basilare per la mia crescita!