Soluzione alla pandemia

Tutti che frignate perché non potete sciare.

Tutti che frignate perché non potete fare gli aperitivi o le feste.

Tutti che frignate perché non potete andare nelle seconde-terze-quarte case, intestate alla nonna 90enne per evitare le tasse.

Tutti che frignate perché vi hanno chiesto di fare meno gruppo per evitare la proliferazione del virus.

Secondo me, allora, ci vorrebbe una soluzione molto molto semplice. Facciamo come in Cina.

Stiamo chiusi in casa fino a nuovo ordine, l’esercito ti passa il rancio ogni giorno, se metti il naso fuori di casa prima sparano e poi chiedono cosa vuoi, nessuno ora brontolare, tutti zitti fino a ordine diverso. Niente gite, niente scuola in presenza, niente di niente, se non la reclusione forzata in casa.

Stop.

Così evitiamo un bel po’ di problemi con gli spostamenti, evitiamo che dei ladri facciano la cresta sui rimborsi, evitiamo che le aziende nascano dal nulla solo per fregare soldi pubblici, evitiamo assembramenti, evitiamo un bel po’ di problemi.

Soprattutto, eviteremmo che una massa di idioti continui a scrivere stronzate su tutto, incapaci di una minima empatia verso una situazione di emergenza, dove si chiede un dovere civico.

Vi meritate non solo l’asteroide, ma pure il disprezzo, che rigurgitate senza un rimorso di coscienza nelle vostre insulse bacheche.

Pandemia & senso civico

Ho trovato questo pensiero sulla bacheca di un’amica su Facebook.

Lo trovo estremamente lucido. E ne condivido ogni singola parola!

C’è una pandemia che ha fatto quasi 1,2 milioni di morti nel mondo e viaggia al ritmo di 400 mila nuovi casi al giorno. È un virus che era sconosciuto fino a 8 mesi fa. Sin da subito, gli esperti (quelli veri) ci hanno informati che per un vaccino ci sarebbero voluti almeno 24 mesi, se non di più.
Allora c’è stata chiesta responsabilità ma molti se ne sono fregati.
C’è stato chiesto di passare un’estate più sobria, evitando spostamenti all’estero, ma molti se ne sono fregati.
C’è stato chiesto di evitare movide e assembramenti come fossimo al concerto dei Pink Floyd, e molti se ne sono fregati.
I fenomeni del web, i laureati della vita, i leoni da tastiera, i no mask, i no niente, li abbiamo visti deridere chi andava in giro con la mascherina pur non avendone l’obbligo, li abbiamo visti in piazza a sbraitare contro chi voleva proteggere la salute dei più deboli.
Ora, gli stessi chiedono cosa abbia fatto il governo per evitare una seconda ondata.
La seconda ondata era certa, i virus funzionano così, in Europa siamo ancora tra i paesi con il numero più basso di contagiati (In Francia si superano i 45 mila casi al giorno); quindi mi chiedo cosa caxxo avevate in testa VOI, che ridevate ammassati in discoteca, che riempivate le spiagge di Ibiza e Barcellona, che vi affollavate fuori tutti i locali della movida italiana.
La categoria dei ‘coglioni a prescindere’, dei ‘voglio e non do nulla’, dei ‘tanto è sempre colpa degli altri’ è la peggiore categoria di esseri umani che conosca, quella che viene attirata dai politici che tra un selfie e un panino, cavalcano ogni mal di pancia, infischiandosene del bene comune.
Ora ci attende un secondo inverno in cui dovremo fare dei sacrifici, alcuni dei quali grazie anche a voi.
Cercate pure il colpevole. L’autunno. Conte. Si sottovaluta il parere dei virologia per ascoltare le scemenze dell’imbecille di turno. Si pretendono le mascherine, i test, i tamponi, le cure. I diritti. Mentre con i doveri si gioca a nascondino e si va in giro con il naso di fuori. Mah…

Già… mah!!

OpenFiber-Tim: che si fa?

In questa strana estate 2020, seguo con particolare interesse la vicenda OpenFiber-Tim.

La seguo per svariati interessi, primo fra tutti capire se e quando in Italia avremo una fibra ottica al posto del rame.

Tim è un pachiderma, che mangia tutti i mesi perché ha il monopolio di fatto della rete “ultimo miglio”, ovvero la rete che arriva nelle case degli italiani, soprattutto quella col vecchio doppino di rame. Tecnologia pre-dinosauri!!

Sulla spinta di ammodernamento, qualche anno fa Enel e Cassa Depositi e Prestiti crearono una società, OpenFiber, con l’obiettivo di sviluppare una rete nazionale in fibra ottica e portare questa tecnologia a tutti, soprattutto nei cluster C e D, ovvero le cosiddette aree “grigie” e “nere”, dove nessuna società aveva mai investito per sviluppare una rete a banda larga o ultralarga. Con il piano BUL vennero organizzati dei bandi di gara, vinti quasi tutti da OF, che quindi si mise in moto per portare la fibra a casa degli italiani.

Devo dire che, all’inizio, ero speranzoso che, di lì a breve, anche da me arrivasse questa tecnologia… provate voi ad avere un collegamento su rame di oltre 5 km, con dispersione di segnale come un acquedotto senza manutenzione, arrivando a navigare a 2,7 Mbps!! Molti di voi rideranno, ma questo è il massimo che la tecnologia Tim mi offre!

Poi, col tempo, ho cominciato ad essere sempre meno fiducioso. Per tanti svariati motivi. E, spulciando spulciando, il nocciolo della questione è sempre uno: Tim, monopolista di fatto della rete, non ha nessuna intenzione di investire un singolo euro sulla rete di rame, tanto ci guadagna sempre ogni mese, per ogni utente che paga il canone mensile!

Ma allora, noi poveri disgraziati che viviamo in condizioni anteguerra, che non abbiamo altro che i cavi in rame su pali (tratta aerea), siamo destinati a rimanere così sine die?

Qualcosa si è mosso un paio di anni fa, quando Tim, sulla spinta di OF, ha iniziato a portare un po’ di fibra… bello sforzo! Il mio cabinet, l’armadio ripartilinea, è a 3 km. Lì per lì, mi son detto, vorrà dire che arriverò ad avere una velocità di almeno 20 Mbps… illuso!! No, peggio!! La velocità di collegamento rimane inversamente proporzionale alla distanza, ma se a cose normali con 5 km di cavo in rame viaggio a 2 Mbps, con la tecnologia FTTC non viaggio per nulla!! Tutta la velocità si perde nel primo km di distanza! Ergo, una bella presa per i fondelli da parte di Tim. Per non parlare, poi, della guerra telefonica dei gestori, che chiamano in ogni momento sul numero fisso, per proporti l’ennesima offerta FTTC, e tutte le volte io mi perdo a spiegare che non avrò MAI un briciolo di velocità perché il cabinet è troppo lontano e la portante si perde dopo 900 metri… A nulla vale l’iscrizione al Registro delle Opposizioni, le società fanno orecchie da mercante e ti tampinano ogni giorno o quasi.

Sorvolo sull’ipotesi FWA, ovvero l’utilizzo di antenne (una via di mezzo tra il vecchio WiMax e LTE mobile) al posto del cavo. Non la trovo ottimale per me. Un po’ meglio con i router 4G, però…

Per cui, visto che dovrò rassegnarmi ad essere cittadino di serie Z per quanto riguarda le connessioni internet, voglio capire perché…

Dal mio punto di vista, l’antitrust e l’AgCom dovrebbero operare insieme, spingendo Tim a scorporare la rete in rame e la rete fino alle centrali telefoniche, e insieme a queste ultime creare una società, che in un secondo momento dovrebbe essere fusa con OF. Una società, quindi, “wholesale only”, ossia che rivenda solo all’ingrosso, senza essere operatore commerciale. E soprattutto, tolta dal controllo di Tim! A quel punto la “super OF” sarebbe sganciata dal mercato retail, quello di noi consumatori, e potrebbe dedicarsi all’ammodernamento della rete, magari andando progressivamente a sostituire il vecchio rame con la fibra ottica, portando così vera innovazione a tutti!! La fibra non risente dei problemi di dispersione di segnale dovuti alla distanza, così come non risente di problematiche ambientali o inquinamenti elettromagnetici e perciò può essere portata dappertutto. Ma per fare ciò occorre investire, occorre la volontà di ammodernamento: due requisiti che Tim non ha, dato il debito che la opprime e la voglia di operare soprattutto nelle zone a più alto valore commerciale.

Fino a che la querelle non sarà risolta, ci saranno zone d’Italia che viaggeranno a 1 Gbps, felici e allegri di vedersi film in streaming in 4K, di farsi videochiamate senza disturbi o problemi… e poi ci saranno zone dove per vedere un video a 720p su YouTube ci sarà da pregare in ostrogoto antico, evocare lo spirito di Meucci e aspettare il buffering.

Il tutto, quasi fosse una barzelletta, in un contesto pandemico che ci costringe a limitare i rapporti interpersonali e che spinge al telelavoro. Provate voi a lavorare a 2Mbps…

Il caso Collini

Squilla il telefono di casa.

Leggo un numero di cellulare, non ricordo chi sia (eppure mi pare di averlo già visto).

“Vinz, sono Giampiero! Stasera sul terzo canale c’è un bellissimo film, “Il caso Collini”, guardalo!!”

Sintonizzo la tv su Rai3 ed effettivamente, dopo qualche minuto di pubblicità, parte la sigla. Mi incuriosisco, comincio a fare una ricerca sul cell per capire di cosa si tratta.

La storia si svolte in Germania: un giovane avvocato, a pochi mesi dall’abilitazione, si trova ad essere nominato difensore d’ufficio nella difesa di un omicida, italiano. L’avvocato tenta un dialogo con il suo assistito, ma non riceve risposta. L’italiano si chiude in un ostinato silenzio che costringe l’avvocato a fare ben poco.
Come fai a difendere un uomo che non vuol parlare? Difficile, se non impossibile. Tuttavia…
A poche ore dalla sentenza, in cui si è certi di una condanna all’ergastolo, il giovane comincia a incuriosirsi e inizia una lunga ricerca sulla storia della vittima (che conosce bene perché nonno di un suo caro amico), e quindi anche sulla storia dell’italiano. La presidente del tribunale concede all’avvocato 4 giorni, che serviranno per tornare in Italia, a Montecatini Val di Cecina, in cerca dei luoghi ma soprattutto dei legami che si intrecciano tra l’italiano Fabrizio Collini, la vittima Hans Meyer e la ritirata nazifascista durante gli ultimi anni della seconda guerra mondiale.
Tornato in Germania, l’avvocato riesce a portare in aula non solo la testimonianza di un vecchio amico di Collini, che illustrerà ai presenti chi era veramente Hans Meyer e cosa è successo nel paese nel 1944, ma anche un profondo confronto con il suo professore e mentore (nonché avvocato dell’accusa) circa una legge tedesca del 1968 sui criminali nazisti e la loro impunibilità. Collini, commosso nel rivedere l’amico italiano, ringrazia l’avvocato, lasciando l’aula pronunciando una frase seria: “I morti non vogliono vendetta, solo i vivi la vogliono”.
Il film si conclude nella giornata successiva, quando la presidente del tribunale, nel riprendere l’udienza, comunica il suicidio di Collini e proclama il non luogo a procedere nei suoi confronti.

La pellicola, comunque, riprende un best seller uscito nel 2011, scritto da Ferdinand von Schirach. Che, in un’intervista apparsa qualche anno dopo l’uscita del volume, svela i retroscena che lo hanno portato a scrivere quel soggetto: il nonno dello scrittore, Baldur von Schirach, fu uno dei fondatori della Gioventù hitleriana e governatore nazista di Vienna. Al Processo di Norimberga, fu condannato a vent’anni di carcere per la deportazione di 185mila ebrei austriaci ma non ammise mai i crimini commessi.

Con questo romanzo von Schirac ha deciso di portare a conoscenza dell’opinione pubblica, mettendosi in gioco in prima persona,  le responsabilità individuali e collettive, la distanza tra legge e giustizia, la “questione della colpa”, il concetto di “Vergangenheitsbewaeltigung”, ovvero fare i conti con il proprio passato.

In un’intervista concessa a Die Zeit, lo scrittore ha spiegato in questo modo le sue motivazioni: “Ho sentito la necessità di scrivere finalmente qualcosa di me in relazione al nazionalsocialismo, o più precisamente, sul modo in cui la Repubblica Federale ha fatto i conti con il proprio passato. Se cresci con un cognome come il mio, fin dall’età della ragione, devi porre a te stesso alcune basilari domande e trovare altrettante basilari risposte con cui convivere. Questo è ciò che ho fatto: è una mia precisa responsabilità.

Il riferimento riporta alla legge Dreher, entrata in vigore il 1° Ottobre 1968, che andava a modificare il codice penale tedesco, producendo la prescrizione della maggior parte dei processi in corso contro i criminali nazisti. Una vera e propria amnistia! Che permise al “boia di Genova” Friedrich Engel, l’ex capo delle SS accusato di numerosi eccidi di civili in Italia durante la Seconda guerra mondiale, di vivere praticamente indisturbato per oltre 50 anni, in attesa di un giudizio che arrivò solo nel 2002, quando ormai ultra 90enne, non potè scontare la pena inflitta.

Decisamente, un tema quanto mai attuale e che investe ancora oggi la nostra civiltà.

La vita ai tempi di una pandemia

Sottotitolo: pensieri e riflessioni in queste settimane.

Fa un po’ strano.

Siamo una generazione nata a metà anni ’70, che non ha vissuto i drammi delle guerre (mondiali o civili), che ha goduto di un discreto benessere, di un tenore di vita migliore dei nostri avi.

Almeno per noi nati dalla parte ricca del mondo.

Eppure, questo 2020 (anno bisestile ergo funesto, a detta della tradizione), ci ha riportati indietro nella storia, una fastidiosa e alquanto tremenda macchina del tempo.

Il coronavirus che ha scatenato la pandemia di Covid-19 ci ha costretti, per il bene degli altri, a rinchiuderci in casa, a scollegare la nostra quotidianeità fatta di lavoro, spostamenti, amici, vita sociale. Ci ha portati in una dimensione di solitudine casalinga. Addio a spostamenti, addio a lavori, addio a relazioni sociali, addio a soldi & stipendi.

Ma, ahimè, addio anche a tante, tantissime persone, che hanno dovuto lottare contro un malefico piccolo esserino, e che dopo una dura lotta ci hanno abbandonato. Persone che non abbiamo potuto nemmeno salutare nelle forme più classiche, elaborando un lutto in pochissimi minuti perché le disposizioni sanitarie non permettevano funerali di nessun tipo.

Un virus subdolo, catapultato in una società un po’ strana.

Eppure… una lezione da questa pandemia la possiamo leggere. Umanità.

Il virus ci ha costretti a fare i conti con qualcosa che davamo per scontato: la socializzazione. Niente più strette di mano, abbracci, baci, contatti, saluti. Niente. Stop. Distanziamento sociale.

L’emergenza ci ha aperto gli occhi (o forse li hanno aperti solo coloro che li avevano tenuti chiusi per comodità) su cosa vuol dire avere un sistema sanitario garantito a tutti e sostenuto con la tassazione. E su cosa voglia dire pagare le tasse che servono a pagare medici e infermieri e per acquistare materiali sanitari da destinare alla popolazione. Tutto questo, nei paesi dove la spinta capitalistica è più forte, non è possibile (USA, UK etc).

L’emergenza, poi, ha costretto la classe politica a mettersi seriamente in gioco: i personaggi più squallidi, gli sciacalli più meschini, hanno tirato fuori il peggio di loro, dimostrando ancora una volta che una destra estrema è pericolosa, peggio di una presunta sinistra estrema. Sinistra non vuol dire comunismo, comunque. Perché il paragone, per i simpaticoni di destra, è immediato. Per contro, dovremmo dire allora che destra = fascismo. Ma non è così, e allora che non siano loro a puntare sempre il dito.

La classe politica, poi, ha dovuto fare i conti con i conti: che non tornano, ancora! L’Italia ha dei conti pubblici da spavento, le entrate non coprono le spese, il debito pubblico enorme, gli interessi sul debito che son sempre lì a rosicchiare il poco surplus. Che fare? Gli economisti da supermercato hanno urlato di stampare moneta e dare soldi a pioggia un po’ a tutti. Eh certo, se vuoi usare le banconote del Monopoli, fai pure. Di nuovo un’approssimazione della realtà, un qualunquismo da 4 soldi, spacciato per conoscenza, per verità, per certezza. Ma una delle prime lezioni di economia politica è proprio questo: non si stampa moneta dal nulla. C’è sempre un do ut des, un dare e avere, e senza la parità aurea (stampo moneta per quanto oro mi vendi), non è possibile creare moneta dal nulla. O meglio, sì, è possibile, ma con una serie di conseguenze negative per tantissimi, soprattutto per la popolazione più povera, a discapito dei soliti ricchi. Su Google troverete tantissimi esempi, ma quello che ho trovato qui vi fa capire in maniera molto semplice di cosa parliamo.

Soldi. Tasse. L’Italia ha dovuto chiedere un enorme massa di denaro per far fronte alla chiusura forzata di moltissime aziende, negozi, attività produttive. A chi chiedere questi soldi? Ci sono un po’ di opzioni: o aumenti la pressione fiscale, o tagli le spese, o chiedi soldi in cambio di titoli di debito pubblico.
– Aumento della pressione fiscale. E come fai? Hai già una tassazione pesante, tra tributi diretti e indiretti. Aumentarli significa solo spremere ancora di più i contribuenti (o almeno quelli che pagano regolarmente e seriamente le tasse). Scelta non idonea.
– Tagli alle spese. Ci hanno provati in tanti, quasi sempre sono stati operati in maniera lineare e senza una vera discrezione, dovendo trovare ogni volta compromessi politici pendenti tra una fazione e l’altra, tra un ministero e l’altro, tra una materia e l’altra. Niente da fare anche qui.
– Soldi in cambio di titoli di debito pubblico. Lo Stato stampa titoli di debito, che vengono acquistati da investitori istituzionali o privati, garantendo un rendimento. Ma gli investitori devono fidarsi dello stato che li emette e, in caso negativo, chiedono tassi di interesse più alti per garantirsi una remunerazione dovuta al rischio più alto.
Che facciamo? L’Italia non può fare altro che optare per l’ultima ipotesi. Ma anche qui, i soliti pagliacci della politica urlano a gran voce che i soldi ci devono essere regalati, senza condizioni, anzi pretendono una discrezionalità nell’uso e, oserei, nella distribuzione di nuovo a pioggia.

Ma i soldi ci sarebbero, stimati in almeno 100 miliardi l’anno. E’ l’evasione fiscale. Tasse non pagate. Perché, cari miei, si sa, pagare le tasse non sembra così tanto bello come invece diceva anni fa il compianto Padoa Schioppa (nota: nei due anni in cui su ministro dell’economia e finanze  l’avanzo primario dell’Italia risalì dallo 0,3% al 3%, il deficit passò dal 4% al 2%, il debito pubblico scese dal 106,5% al 104%, il recupero di imposte evase fu di 20 miliardi, gli investimenti in infrastrutture superarono i 40 miliardi di euro).
Pagare le tasse, invece, è dovere di ogni cittadino! Art. 53 della nostra Costituzione: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.” Però ci lamentiamo delle buche nelle strade, ci lamentiamo per le tasse universitarie, ci lamentiamo delle liste di attesa per gli esami sanitari, ci lamentiamo perché a detta nostra lo Stato non è efficiente. Ma senza quella mole di denaro, cari signori, vi dovreste pagare di tasca propria la sanità, la scuola, la sicurezza, i servizi essenziali. Se non vi sta bene pagare le tasse, cominciate a mandare i vostri figli in una scuola privata invece della pubblica, a pagare il servizio di sicurezza privata invece di chiamare Polizia o Carabinieri, e se vi sentite male rinunciate all’ospedale pubblico e fatevi ricoverare in una clinica privata.
Io sono favorevole ad un controllo sistematico dell’Agenzia delle Entrate: con il codice fiscale, si può risalire a proprietà mobili e immobili, conti correnti, acquisti etc. Togliere il contante significa eliminare il denaro in nero. Poi serve una seria riforma fiscale, magari comune a tutta la UE: tassazioni più progressive, tassazioni sui grandi patrimoni e sulle transazioni finanziarie. Chi ha di più, paghi di più. Basta agevolazioni e regalie ai soliti paperoni che, di fatto, creano una mancata redistribuzione in favore di chi non ha. Le agenzie fiscali e tributarie hanno gli strumenti, basta avere la voglia politica di fare queste operazioni. Magari con un federalismo fiscale più serio: tasse e tributi locali che siano a finanziare il territorio, tasse e tributi regionali e nazionali con un fondo perequativo in favore delle regioni più penalizzate, tasse e tributi europei gestiti direttamente dalla UE.

Concludo: è un periodo difficile per tutti, ma senza un po’ di equità e di buon senso, i poveri saranno ancora più poveri (e falcidiati dal virus), i ricchi saranno ancora più ricchi (e sani, forse). Servono soldi, a fondo perduto, per ripartire e per aiutare i più deboli. Servono finanziamenti agevolati a chi ha comunque le spalle più forti (medie e grandi imprese). Serve un bagno di umiltà da parte di molti, in primis gli imprenditori di un certo livello, che pretendono un ulteriore depauperamento dei diritti dei lavoratori in cambio di una forte agevolazione solo nei loro confronti. Ancora questa strana e ignobile teoria di privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite: quando le aziende vanno bene, i soldi li intascano i padroni. Quando vanno male, subito si alzano le voci per un intervento dello Stato e soldi pubblici a go-go. Ma non erano i fautori del libero mercato, liberismo economico e guai se lo stato interveniva nell’economia perché sarebbe stato un male? Mah! A pensar male si fa peccato ma difficilmente si sbaglia, ci ricordava don Giulio (Andreotti), e anche stavolta sembra che una certa classe imprenditoriale voglia solo pararsi i deretani con agevolazioni, continuare a garantirsi a tutti i costi un agio e una ricchezza nonostante tutto e tutti.
Ma tanto i soldi non te li porti nella tomba.

Che vita meravigliosa

Sai, questa vita mi confonde
Coi suoi baci e le sue onde
Sbatte forte su di me
Vita che ogni giorno mi divori
Mi seduci mi abbandoni
Nelle stanze di un hotel
Tra le cose non fatte per poi non doversi pentire
Le promesse lasciate sfuggire soltanto a metà
Mentre pensi che questo non vivere sia già morire
Chiudi gli occhi lasciando un sospiro alla notte che va
Ah che vita meravigliosa
Questa vita dolorosa, seducente, miracolosa
Vita che mi spingi in mezzo al mare
Mi fai piangere e ballare come un pazzo insieme a te
Sì, avrei potuto andare altrove
Non dar fuoco a ogni emozione
Affezionarmi ad un cliché
Ma sei la vita che ora ho scelto
E di questo non mi pento
Anche quando si alza il vento
E mi perdo nel vortice di ogni tua folle passione
Tra i profumi dei fiori che posi qui dentro di me
Mi fai bere i tuoi baci affinché io poi possa arrivare
Dentro l’ultima notte d’estate ubriaco ad urlare
Ah che vita meravigliosa
Questa vita dolorosa, seducente, miracolosa
Vita che mi spingi in mezzo al mare
Mi fai piangere e ballare come un pazzo insieme a te
Ah che vita meravigliosa
Questa vita dolorosa, seducente, miracolosa
Vita che mi spingi in mezzo al mare
Mi fai piangere e ballare
Come un pazzo insieme a te
E non vorrei mai lasciarti finire
No, non vorrei mai lasciarti finire
Ah che vita meravigliosa
Ah che vita meravigliosa
Ah che vita meravigliosa
Ah che vita meravigliosa
Ah che vita meravigliosa
Questa vita dolorosa, seducente, miracolosa
Vita che mi spingi in mezzo al mare
Mi fai piangere e ballare
Come un pazzo insieme a te

 

Si riparte col 2020

Un po’ di presenze, un po’ di assenze, un po’ di riflessioni.

In questi ultimi tempi sono stato un po’ lontano dal mio blog, impegnato su tanti fronti, soprattutto impegnato nelle associazioni che seguo.

Mi sono dilettato di più a scrivere pensieri e riflessioni su Twitter e Facebook, oppure a fotografare qualcosa di interessante e mettere online su Instagram.

Ma di tanto in tanto, passati gli impegni, mi sono soffermato sulla bacheca, a guardare le statistiche, gli accessi, le ricerche… a domandarmi quando avrei potuto trovare un momento per scrivere ancora sul mio blog.

Uno pensa che un disoccupato abbia milioni di giornate di fancazzismo puro, senza far nulla, senza impegnarsi in nulla. Niente di tutto ciò! Provate a star dietro a due associazioni musicali e soprattutto provare a seguire la burocrazia del sistema protezione civile, e poi ne riparliamo!

In tutto ciò, ogni tanto una serata con gli amici, due risate, un po’ di alcool (beviamo sempre con moderazione), qualche discussione, tanti confronti costruttivi… passa il tempo…

E il 2020 è già arrivato, con il suo carico di aspettative, di buoni propositi, di incertezze, di sogni.

Mi sono ripromesso di leggere di più, perché questo 2019 è stato un anno di poche letture, e questo non me lo posso perdonare. Ma il letto e la stanchezza spesso hanno avuto il sopravvento. Con buona pace dei libri che ho acquistato e che aspettano ancora di essere letti.

Poi ci sono altri progetti, che voglio completare, e sogni che spero di poter realizzare.

Sarò più misantropo, purtroppo. Eh, non c’è cattivo più cattivo di un buono quando diventa cattivo: mi ci portate a diventarlo, poi ne prenderete le conseguenze.

C’è sempre la discussione politica, quotidiana. La sfida tra fasciolegaioli e chi invece vuole ancora un paese fondato sul diritto, sull’uguaglianza, sulla solidarietà e sull’accoglienza. Un paese che ha avuto la malaugurata sorte di sdoganare rigurgiti fascisti e non si vergogna più di questo dipinto nero, segno che a qualcuno fa comodo. Persone insulse, purtroppo. La destra moderata dovrebbe capire che gli estremismi non pagano, anzi. E smetterla con questo continuo “al lupo al lupo” contro i comunisti, che non ci sono più, non torneranno più, non hanno fatto male al paese, al contrario dell’URSS. Perché tutte le conquiste sociali, in Italia, le abbiamo avute alla lotta di sinistra. Se non vi sta bene potete rinunciare a curarvi in ospedali pubblici, potete rinunciare a mandare i vostri figli alla scuola pubblica, potete rinunciare al contratto collettivo nazionale di lavoro e lavorare tutti i giorni senza tutele, potete rinunciare alla sicurezza pubblica e pagarvi la scorta armata privata. Potete fare tante cose, pagate e nessuno vi dirà “pio”.

Il 2020 si prospetta di saluto per amici e parenti che hanno la fissa per la politica e non vedono altro che non sia per forza politicizzato. Tanto, a dirvi che Cristo non è morto nel sonno, non ci credete, per cui siete liberi di andarvene. La Viacard ve la regalo io!

Nuovi progetti stanno per partire: la mia reflex, quest’anno, farà gli straordinari. Sì, quest’anno ho voglia di fotografare. Tanto. Tanti posti. Nuovi. Spero di trovare amici per andare a zonzo a divertirsi di tanto in tanto.

Quest’anno è l’addio a Windows 7. Ma anche no! Sul mio laptop me lo tengo stretto. Non passerò a 10, non ne ho proprio voglia. E’ il miglior sistema operativo che Microsoft abbia prodotto, il più semplice, il più completo, il più funzionale. Poi tanto c’è Linux ad aiutarmi, oppure il mio Mac per le cose più complesse. Ma Windows 7 per me rimane.

Ma a Flickr, che sta succedendo? Svenduto da Verizon-Yahoo e acquistato da SmugMug, col tempo sta perdendo lo smalto di un tempo. Mi tocca abbandonare uno spazio dove mi trovavo bene, anche se pagante, e trovare soluzioni alternative (magari spostando tutte le foto qui sul mio sito). Peccato però. Pessime strategie commerciali.

Tempus fugit. A presto!

Il manifesto delle sardine

Il manifesto delle sardine, «energia»per la buona politica

I ragazzi di Bologna lanciano su Facebook la sfida a Salvini: diamo coraggio ai politici che ci provano.

“Cari populisti, lo avete capito. La festa è finita.
Per troppo tempo avete tirato la corda dei nostri sentimenti. L’avete tesa troppo, e si è spezzata. Per anni avete rovesciato bugie e odio su noi e i nostri concittadini: avete unito verità e menzogne, rappresentando il loro mondo nel modo che più vi faceva comodo. Avete approfittato della nostra buona fede, delle nostre paure e difficoltà per rapire la nostra attenzione. Avete scelto di affogare i vostri contenuti politici sotto un oceano di comunicazione vuota. Di quei contenuti non è rimasto più nulla.
Per troppo tempo vi abbiamo lasciato fare.
Per troppo tempo avete ridicolizzato argomenti serissimi per proteggervi buttando tutto in caciara.
Per troppo tempo avete spinto i vostri più fedeli seguaci a insultare e distruggere la vita delle persone sulla rete.
Per troppo tempo vi abbiamo lasciato campo libero, perché eravamo stupiti, storditi, inorriditi da quanto in basso poteste arrivare.
Adesso ci avete risvegliato. E siete gli unici a dover avere paura. Siamo scesi in una piazza, ci siamo guardati negli occhi, ci siamo contati. E’ stata energia pura. Lo sapete cosa abbiamo capito? Che basta guardarsi attorno per scoprire che siamo tanti, e molto più forti di voi.
Siamo un popolo di persone normali, di tutte le età: amiamo le nostre case e le nostre famiglie, cerchiamo di impegnarci nel nostro lavoro, nel volontariato, nello sport, nel tempo libero. Mettiamo passione nell’aiutare gli altri, quando e come possiamo. Amiamo le cose divertenti, la bellezza, la non violenza (verbale e fisica), la creatività, l’ascolto.
Crediamo ancora nella politica e nei politici con la P maiuscola. In quelli che pur sbagliando ci provano, che pensano al proprio interesse personale solo dopo aver pensato a quello di tutti gli altri. Sono rimasti in pochi, ma ci sono. E torneremo a dargli coraggio, dicendogli grazie.
Non c’è niente da cui ci dovete liberare, siamo noi che dobbiamo liberarci della vostra onnipresenza opprimente, a partire dalla rete. E lo stiamo già facendo. Perché grazie ai nostri padri e nonni avete il diritto di parola, ma non avete il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare.
Siamo già centinaia di migliaia, e siamo pronti a dirvi basta. Lo faremo nelle nostre case, nelle nostre piazze, e sui social network. Condivideremo questo messaggio fino a farvi venire il mal di mare. Perché siamo le persone che si sacrificheranno per convincere i nostri vicini, i parenti, gli amici, i conoscenti che per troppo tempo gli avete mentito. E state certi che li convinceremo.”

Tutte le promesse non mantenute dal Movimento 5Stelle

Fonte: Business.it

1) Di Maio disse: “Mai alleanze con la Lega… Ma vi pare possibile che un meridionale come me possa fare un’alleanza con uno che canta ‘Vesuvio lavali col fuoco?’”. Sì, anzi “fatto”, come direbbe lui.

2) Di Maio disse: “Basta premier non eletti. Il sottoscritto è stato votato da 11 milioni di italiani”. Era il 30 marzo scorso. Giuseppe Conte non era stato votato da nessuno. È premier. Ops!

3) Di Maio disse: rimetteremo l’articolo 18. Meglio: “Noi il Jobs Act lo vogliamo abolire, crediamo che sotto i 15 dipendenti non serva l’articolo 18”. Data: 17 dicembre 2017. Ricordiamo che l’articolo vietava alle aziende sopra i quindici dipendenti di licenziare i lavoratori senza giusta causa. E ricordiamo che ai grillini non mancò l’occasione per reintrodurlo: alla fine di luglio LeU presentò un emendamento proprio per questo e Roberto Speranza disse a Di Maio: “Ministro, questa è la grande occasione”. La proposta ottenne 317 voti contrari, cioè quelli di Lega e grillini.

4) Di Maio disse: “Cercate una mia proposta di legge di condono che riguarda Ischia o qualche altra regione: se la trovate mi iscrivo al Pd”. Burlone! L’ha detto il 23 agosto 2017. Poi i grillini hanno inserito il condono per Ischia nel decreto per l’emergenza Genova. Per il resto la storia dei condoni edilizi di cui ha beneficiato l’intera famiglia di Di Maio ormai la conoscono anche i sassi…

5) Di Maio e compagnia: “No ai vaccini obbligatori“. Poi il governo ha cambiato idea più volte: prima cancellando il rinvio dell’obbligo, poi confermando la circolare del ministro della Salute Giulia Grillo che consente ai bambini di poter iniziare l’anno scolastico grazie a un’autocertificazione che varrà fino al 10 marzo. Le proteste dei loro amici No-Vax non si sono contate.

6) Di Maio, da anni, parlava di una Taranto senza Ilva e pienamente bonificata dal punto di vista ambientale. Grillo diceva che ci avrebbero fatto un parco là. “La nostra posizione è chiara, la riconversione economica passa dalla chiusura delle fonti inquinanti senza le quali le bonifiche sarebbero inutili”. L’Ilva c’è ancora ed è più forte di prima, anche se questa morale ha fatto seguito a settimane di annunci estivi, stop, pareri dell’avvocatura e atti secretati. Il contratto con il colosso dell’acciaio Arcelor Minai è ancora lì, perfetto. Taranto aveva votato i grillini portandoli al 44%.

7) Reddito di cittadinanza. Qui si vedono delle belle. Ci hanno vinto le elezioni con questa fuffa in testa a tutte le altre! E pazienza se pure i bambini avevano capito che non esistevano le coperture. Su questo tema poi hanno cambiato idea ogni 12 secondi. Doveva essere un sussidio di 780 euro al mese per ogni persona in condizione di povertà, anzi, poteva arrivare a 1680 euro al mese in caso di due figli a carico. Faceva una platea potenziale da 5 milioni di persone. Poi? Poi si è arrivati a uno stanziamento netto di 5,8 miliardi di euro a cui va aggiunto quanto stanziato dai governi precedenti (il “Rei” del diavolo Renzi) e insomma a una cifra che, divisa per tutta la platea annunciata, fa circa 133 euro al mese per persona. Vaglielo un po’ spiegare adesso a chi lo ha votato…

8) Di Maio, in stereofonia con Alessandro Di Battista, diceva a proposito del Tap, il gasdotto trans-adriatico che attraverserà Grecia e Albania per approdare in Italia, nella provincia di Lecce: “Con il governo a 5Stelle, in due settimane non si farà più”. Morale: si farà. A Lecce i grillini avevano preso il 67% con questa promessa.

9) Di Maio e i grillini hanno sempre sostenuto che avrebbero bloccato ogni trivellazione petrolifera nell’Adriatico. Il Movimento, in particolare, nel 2016 aveva ampiamente sostenuto il cosiddetto referendum sulle trivelle. Ora il governo, dopo non averne bloccata nessuna, ha autorizzato altre tre trivellazioni nel mar Ionio, che in effetti non è l’Adriatico. Il via libera è contenuto in tre decreti di fine dicembre con cui il dicastero guidato da Giggino accorda a una compagnia americana trivellazioni per 2.200 km quadrati da Leuca a Isola Capo Rizzuto, fra Puglia, Basilicata e Calabria. In queste zone, con questa promessa, i grillini hanno ottenuto in media il 43%.

10) Di Maio diceva, assieme ai due amigos di governo: “Il deficit al 2,4 per cento non si tocca, primo perché siamo uno stato sovrano, secondo perché manteniamo le promesse”. Pinocchietto che non è altro! Realtà: il premier Conte ha chiuso faticosamente un accordo con l’Europa portando il deficit al 2,04%.

11) Di Maio diceva, sostenendo il re delle gaffe Toninelli: “Il Terzo Valico va messo da parte e va preferito il potenziamento della linea ferroviaria esistente”. Morale: il Terzo Valico si farà.

12) Di Maio ha sempre detto che avrebbe bloccato l’acquisto dei costosissimi jet militari F35. Poi ora, cioè il mese scorso, il sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo ha detto che “non si può rinunciare a questa tecnologia che è la migliore al mondo”. Di Maio si è detto subito “perplesso” ma il programma d’acquisto andrà comunque avanti.

13) Di Maio e i grillini (soprattutto siciliani) hanno sempre detto che avrebbero bloccato l’ultimazione del Muos, il sistema satellitare americano realizzato all’interno della riserva della Sughereta in provincia di Caltanissetta. “Smantelleremo il Muos” era la parola d’ordine dei vari comitati grillini. Sino a un annuncio di Claudio Fava, presidente della Commissione antimafia siciliana: “Da oggi è una certezza: il governo è favorevole al Muos. All’udienza di oggi l’avvocatura dello Stato non si è presentata, mantenendo la posizione ufficiale del governo che esprime un chiaro ‘sì’ all’impianto”.

14) Di Maio e compagnia hanno sempre detto peste e corna contro il Tav, il treno ad alta velocità che dovrebbe passare dalla Val di Susa. Si farà? Tutto depone ampiamente per il sì, compreso il tormentato ministro Toninelli secondo il quale “l’opera è stata concepita male ma ora si può rimediare rendendola più sostenibile”. L’unico a scommettere che non se ne farà nulla è rimasto Beppe Grillo. D’altronde fa il comico. Sta di fatto che in Val di Susa i Cinque Stelle hanno ottenuto percentuali da capogiro: a Venaus, uno dei centri simbolo della lotta, il 60%; a Mompantero, negli scorsi anni teatro di scontri, quasi il 46; a Bussoleno, il 44. In tutta la valle i grillini hanno superato abbondantemente il 30%. E ora? Ribadiamo: ne mancano tante altre, ma è meglio chiuderla qua, non vorremmo deprimere troppo gli illusi.

Mi servono ulteriori aggettivi per classificarli, ma li ho tutti esauriti. Mi fanno schifo!

Ciao Antonietta

Giorni nefasti, in questa estate 2019.

Se ne va una grande donna!

Mi mancheranno i tuoi sorrisi.

Mi mancherà il tuo grande cuore.

Mi mancherà la tua meravigliosa bontà di donna partenopea tosta e gagliarda.

Mi mancherai tanto, cara Antonietta.

Che la terra d’Appennino accolga le tue stanche ossa.

L’affaire TIM-OF

Giungono notizie, dalla finanza italiana, di diverse mosse sul fronte telecomunicazioni italiane.

A quanto pare, Telecom Italia è pronta ad acquistare OpenFiber, la joint-venture di CDP e Enel per la posta di fibra ottica, pagando il 50% di CDP con azioni e il 50% di Enel in contanti.

Telecom, mi chiedo che mossa sia questa!

Continua ad essere monopolista di fatto della rete telefonica nazionale in rame che non viene mantenuta e aggiornata, e invece di andare verso un percorso che la porti a scorporare la rete verso una società indipendente, sotto l’egida di CDP, ne compra un’altra!!

Mi chiedo a che pro? OpenFiber ha steso fibra “spenta”, vale a dire non legata ad un singolo operatore, per permettere in primis l’estensione della banda ultra larga, ma soprattutto per portarla nelle zone dette “aree grigie”, ovvero là dove il privato non avrebbe mai investito per ridotto ritorno economico (zone rurali etc), partecipando a bandi pubblici dove la stessa TIM non aveva vinto. TIM, dal canto suo, cosa ha fatto? Per non trovarsi in coda a tutti, si è messa in moto per portare la fibra, ma dove? Quasi esclusivamente nelle aree più redditizie. E grazie al c***o, diremmo! Lì sono buoni tutti a investire!

Tim continuerà a non fare veri investimenti, non farà mai ammodernamenti seri, figuriamoci portare la fibra progressivamente a tutti, al posto del vecchio doppino di rame! Con 28 miliardi di debiti, dove vuoi andare???

Avrei preferito, invece, che fosse OpenFiber ad acquistare in blocco tutta la parte hardware di TIM, ovvero tutta la divisione infrastrutture, magari insieme a Tim Sparkle (che gestisce le connessioni internazionali), addossandosi anche qualche miliardi di euro del debito, molto del personale che fa manutenzione (gli omini con la pandina rossa TIM), e che fosse così un’azienda che permettesse una seria concorrenza… non certo una cosa farlocca e astrusa come adesso.

Ci sono intere zone, ancora servite con la vecchia rete in rame (e che non vedranno MAI la fibra, come il sottoscritto), che ad ogni temporale si ritrovano senza linea fissa perché l’acqua fa andare in tilt qualche cavo… figuriamoci portarci una rete a banda ultra larga!