La notte delle fate

E’ una notte magica, quella che state per vivere. Nel cuore di una foresta, protetto dallo scrosciare fascinoso di una cascata, il popolo fatato si è riunito per celebrare l’annuale festa del racconto.

A turno, dieci Fate, si cimenteranno nel racconto di una favola, una leggenda, una storia tipica del loro magico mondo.

Matteo Zanini ci svela così, in quarta di copertina, cosa leggeremo nel suo breve romanzo. Affascinante, cupo, riflettente. Perché fiaba o leggenda, c’è sempre un pizzico di verità e realtà, un insegnamento, bello o un po’ crudo, ma pur sempre un insegnamento.

E’ il primo racconto, il suo primo fantasy. Nonostante questo, però, il suo testo è scorrevole, ci trascina, ci incuriosisce. Pagina dopo pagina, racconto dopo racconto, arriviamo velocemente alla fine, all’ultima fata… all’ultimo precetto, all’ultima “lezione”. Il mondo fatato, poi, con l’alba, ci saluta e ci dà appuntamento alla festa successiva…

Giudizio: da leggere, assolutamente!  Si sente un po’ di timore da “opera prima”, ma nel complesso mi è piaciuto molto.

Conteggi (tanto per cazzeggiare)

Ho un’applicazione sullo smartphone Android, che mi salva in automatico il registro chiamate e gli sms, trasformandoli in email.

L’ho configurata in modo che tutto quel monte di dati finisca su una casella predisposta ad uopo.

Ieri, mentre il computer faceva la sua solita caterva di aggiornamenti, mi sono messo a far due conti. Tanto per cazzeggiare… E’ venuto fuori che nel 2020 mi sono sentito spesso con Gertrude (ovviamente nome inventato) . Tra chiamate ricevute e fatte, siamo stati al telefono per oltre 280mila secondi… fatti i calcoli, sono circa 78 ore.

Ammesso che la metà di quel tempo sia stato passato a discutere di massimi sistemi, di tette & culi (non fatemi scendere in dettagli scabrosi), di libri e di astronomia, l’altra metà è stata tutta una consulenza informatica tecnica. 39 ore. In un anno, sembrano poche, ma vi assicuro che sono interminabili (sono quasi 2 giorni ininterrotti).

Ebbene, sapete Gertrude cosa ha fatto dopo che le ho espletato i dubbi amletici sul suo notebook? Nulla. Un “grazie” e stop.

Un conto della serva senza grosse pretese farebbe risultare: 39 ore x 10 euro l’ora = 390 euro. Risparmiati.

Pensateci, quando chiamate disperati perché il computer vi si è impallato e non sapete come fare.

Pensateci seriamente: dall’altra parte c’è una persona che ferma tutto ciò che sta facendo e si concentra su di voi, per risolvere il vostro problema, che nel 90% dei casi è dovuto alla vostra ignoranza informatica, che a sua volta è dovuta alla vostra idiosincrasia per il settore informatico. Pensateci. Vi fa fatica imparare tre comandi, preferite chiamare l’amico che è bravo con i computer, salvo poi dargli una pacca sulla spalla e ciaone.

La prossima volta, però, forse non avrò tutta la disponibilità di un tempo… e mentre voi sarete a zonzo a farvi un ballino di cazzi vostri, spendendo soldi che però dite sempre di non avere, io silenzierò il cellulare e soprattutto potrei non rispondere, nel momento in cui vi arriva una mail sospetta, dove c’è scritto che un hacker vi ha beccati a guardare materiale porno e vuole un riscatto in bitcoin, pena l’azzeramento di ciò che è memorizzato sul vostro hard disk, e voi andate nel panico più totale.

Poi dite che son cattivo. Mi raccomando!

Un delirio

Cito un post che ho trovato su Facebook, circolante da qualche giorno, sul delirio che sta avvolgendo le menti.

“Dunque alla fine il regime di Draghi non ha fatto né l’obbligo vaccinale generalizzato né il certificato rafforzato per tutti i lavoratori. Invito gentilmente i lettori a prendere nota di tutti gli agenti della falsa controinformazione che fino a ieri hanno fatto credere il contrario. Ne abbiamo già parlato in diverse occasioni e questa credo sia l’ennesima dimostrazione di come questi soggetti agiscano da mantici del terrore e della paura e facciano esattamente il gioco del regime di Mario Draghi. Rovesciano addosso alle persone i peggiori scenari catastrofici e le più assurde ipotesi di deportazione dei non sierati o di irruzioni forzate nelle case delle persone per procedere alle vaccinazioni forzate. La missione di questa gente non è quella di aiutarvi a resistere, ma piuttosto è quella di spingervi a capitolare.
Veniamo ora a quanto deciso dal regime di Draghi. Prima che qualcuno inizi a strapparsi i capelli e a lasciarsi andare all’isteria dobbiamo fare alcune precisazioni. Non c’è nessuna sospensione della pensione per gli over 50 pensionati nè multe di vario tipo come qualche delinquente ha fatto credere, e anche in questo caso invito a depennare colui o coloro che hanno messo in giro queste assurde falsità. Nessuno può togliere le pensioni. Sono diritti indifferibili. A questo punto, anche nella remota ipotesi che facessero dei controlli praticamente impossibili da fare, di cosa avete timore se non ci sono sanzioni di nessuno tipo? Veniamo adesso alla estensione del certificato rafforzato per i lavoratori over 50.
Se leggiamo attentamente il testo c’è scritto in primo luogo che parte dal 15 febbraio. Successivamente viene subito detto che i dipendenti senza questo certificato verde possono, “essere sospesi per un periodo non superiore a dieci giorni lavorativi” rinnovabili fino al 31 marzo 2022 senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del posto di lavoro. Prima cosa da far notare. Il fatto che abbiano fatto coincidere gli effetti della sospensione con la fine dello stato di emergenza ci fa pensare che non vogliano spingersi oltre quella data.
Ricordiamo sempre che devono esserci comunque dei controlli costanti e reiterati per verificare se il lavoratore ha questo certificato rafforzato o meno, e sappiamo che anche in molti luoghi di lavoro pubblici non chiedono nulla. Nel caso però di eventuali controlli, è possibile aggirare l’ostacolo andando nuovamente in malattia oppure prenotando l’appuntamento al centro vaccinale più in là per poi puntualmente disertarlo. Ci sono quindi spazi di manovra per aggirare queste misure. Tenete presente che sanno perfettamente che non possono continuare ancora a lungo perché si rischia la paralisi del settore pubblico, già duramente provato, a causa delle numerose assenze per malattie o ferie.
Adesso l’obbiettivo deve essere quello di arrivare fino alla data del 31 marzo perché per loro diventa estremamente difficile continuare su questa china. Tra dieci giorni le forze dell’ordine e le forze armate scendono in piazza per protestare contro il regime di Draghi. La fuga dal CdM odierno di Giancarlo Giorgetti, uno degli uomini più influenti dello stato profondo italiano, è stato il segnale che persino coloro che appartengono alla ristretta cerchia dell’uomo del Britannia iniziano a preparare un piano di fuga.
E’ stato il segnale che molti nelle stanze di Palazzo Chigi sono perfettamente consapevoli che non è più possibile proseguire così. Le crepe sul muro del regime iniziano ad essere veramente troppe e sempre più vistose. A questo punto dobbiamo continuare a fare ciò che abbiamo fatto fino ad ora. Da un lato coinvolgere la piazza e marciare assieme alle forze dell’ordine e le forze armate che vogliono liberare il Paese. Dall’altro praticare ostruzionismo ad ogni livello e impedire le inoculazioni. La dittatura mondialista voleva mettere all’angolo l’Italia, ma è l’Italia che, se tiene duro, può mettere all’angolo la dittatura mondialista. “

Uno sproloquio così intriso di stronzate non l’avevo mai letto. Con una caterva di errori e di falsità degne da Guinness dei primati!!

A chi, seriamente, prende in considerazione quelle parole, non ho altro da dire che mi vergogno per loro, per la loro ignoranza, per la loro superficialità e perché, evidentemente, non hanno avuto mai bisogno di pensare con la propria testa.

Povere bestie, mi fate proprio pena!

Harper Evans e la stella dei desideri

Una notte, ti affacci alla tua finestra e vedi uno strano bagliore bianco scendere dal cielo. Scopri che è una Stella dei Desideri, scesa dal cielo apposta per te per esaudire ogni tuo desiderio. Il povero Harper, però, non immagina cosa succederà da quel momento in poi…

Seconda pubblicazione del mio amico Luca O’Connor, stavolta rivolta ad un pubblico più giovane.

In questo volume, con una piccola punta autobiografica, si fantastica un po’ e si torna bambini, ai desideri innocenti e quelli un po’ fatti senza pensarci (e soprattutto senza considerare le successive reazioni!).

Scorrevole, li legge bene, da affinare la tecnica ma in linea di massima consigliato!

Lo potete trovare qui: https://www.amazon.it/Harper-Evans-stella-dei-desideri/dp/B093CKNCRL/ref=tmm_pap_swatch_0?_encoding=UTF8&qid=&sr=

Ciao Presidente

Ieri il nostro Presidente della Repubblica ci ha salutato per l’ultima volta. Tra pochi giorni finirà il suo settennato.

Per molti, per tantissime persone, Mattarella sarà ricordato per essere uno dei presidenti più amati nella storia della Repubblica, secondo solo a Pertini, ed io condivido a pieno questo sentimento.

Perché? Leggete il testo integrale del suo discorso e capirete la grandezza e l’umanità di quest’uomo!

L’ultimo messaggio agli italiani del Capo dello Stato, che conclude il suo mandato il prossimo 3 febbraio

Care concittadine, cari concittadini,
ho sempre vissuto questo tradizionale appuntamento di fine anno con molto coinvolgimento e anche con un po’ di emozione. Oggi questi sentimenti sono accresciuti dal fatto che, tra pochi giorni, come dispone la Costituzione, si concluderà il mio ruolo di Presidente. L’augurio che sento di rivolgervi si fa, quindi, più intenso perché, alla necessità di guardare insieme con fiducia e speranza al nuovo anno, si aggiunge il bisogno di esprimere il mio grazie a ciascuno di voi per aver mostrato, a più riprese, il volto autentico dell’Italia: quello laborioso, creativo, solidale.
Sono stati sette anni impegnativi, complessi, densi di emozioni: mi tornano in mente i momenti più felici ma anche i giorni drammatici, quelli in cui sembravano prevalere le difficoltà e le sofferenze.
Ho percepito accanto a me l’aspirazione diffusa degli italiani a essere una vera comunità, con un senso di solidarietà che precede, e affianca, le molteplici differenze di idee e di interessi.

I due anni di pandemia. In questi giorni ho ripercorso nel pensiero quello che insieme abbiamo vissuto in questi ultimi due anni: il tempo della pandemia che ha sconvolto il mondo e le nostre vite. Ci stringiamo ancora una volta attorno alle famiglie delle tante vittime: il loro lutto è stato, ed è, il lutto di tutta Italia. Dobbiamo ricordare, come patrimonio inestimabile di umanità, l’abnegazione dei medici, dei sanitari, dei volontari. Di chi si è impegnato per contrastare il virus. Di chi ha continuato a svolgere i suoi compiti nonostante il pericolo. I meriti di chi, fidandosi della scienza e delle istituzioni, ha adottato le precauzioni raccomandate e ha scelto di vaccinarsi: la quasi totalità degli italiani, che voglio, ancora una volta, ringraziare per la maturità e per il senso di responsabilità dimostrati. In queste ore in cui i contagi tornano a preoccupare e i livelli di guardia si alzano a causa delle varianti del virus – imprevedibili nelle mutevoli configurazioni – si avverte talvolta un senso di frustrazione. Non dobbiamo scoraggiarci. Si è fatto molto. I vaccini sono stati, e sono, uno strumento prezioso, non perché garantiscano l’invulnerabilità ma perché rappresentano la difesa che consente di ridurre in misura decisiva danni e rischi, per sé e per gli altri. Ricordo la sensazione di impotenza e di disperazione che respiravamo nei primi mesi della pandemia di fronte alle scene drammatiche delle vittime del virus. Alle bare trasportate dai mezzi militari. Al lungo, necessario confinamento di tutti in casa. Alle scuole, agli uffici, ai negozi chiusi. Agli ospedali al collasso. Cosa avremmo dato, in quei giorni, per avere il vaccino? La ricerca e la scienza ci hanno consegnato, molto prima di quanto si potesse sperare, questa opportunità. Sprecarla è anche un’offesa a chi non l’ha avuta e a chi non riesce oggi ad averla. I vaccini hanno salvato tante migliaia di vite, hanno ridotto di molto – ripeto – la pericolosità della malattia. Basta pensare a come l’anno passato abbiamo trascorso le festività natalizie e come invece è stato possibile farlo in questi giorni, sia pure con prudenza e limitazioni. La pandemia ha inferto ferite profonde: sociali, economiche, morali. Ha provocato disagi per i giovani, solitudine per gli anziani, sofferenze per le persone con disabilità. La crisi su scala globale ha causato povertà, esclusioni e perdite di lavoro. Sovente chi già era svantaggiato è stato costretto a patire ulteriori duri contraccolpi. Eppure ci siamo rialzati. Grazie al comportamento responsabile degli italiani – anche se tra perduranti difficoltà che richiedono di mantenere adeguati livelli di sicurezza – ci siamo avviati sulla strada della ripartenza; con politiche di sostegno a chi era stato colpito dalla frenata dell’economia e della società e grazie al quadro di fiducia suscitato dai nuovi strumenti europei. Una risposta solidale, all’altezza della gravità della situazione, che l’Europa è stata capace di dare e a cui l’Italia ha fornito un contributo decisivo. Abbiamo anche trovato dentro di noi le risorse per reagire, per ricostruire. Questo cammino è iniziato. Sarà ancora lungo e non privo di difficoltà. Ma le condizioni economiche del Paese hanno visto un recupero oltre le aspettative e le speranze di un anno addietro. Un recupero che è stato accompagnato da una ripresa della vita sociale.
Nel corso di questi anni la nostra Italia ha vissuto e subito altre gravi sofferenze. La minaccia del terrorismo internazionale di matrice islamista, che ha dolorosamente mietuto molte vittime tra i nostri connazionali all’estero. I gravi disastri per responsabilità umane, i terremoti, le alluvioni. I caduti, militari e civili, per il dovere. I tanti morti sul lavoro. Le donne vittime di violenza. Anche nei momenti più bui, non mi sono mai sentito solo e ho cercato di trasmettere un sentimento di fiducia e di gratitudine a chi era in prima linea. Ai sindaci e alle loro comunità. Ai presidenti di Regione, a quanti hanno incessantemente lavorato nei territori, accanto alle persone. Il volto reale di una Repubblica unita e solidale. È il patriottismo concretamente espresso nella vita della Repubblica.

La Costituzione affida al Capo dello Stato il compito di rappresentare l’unità nazionale. Questo compito – che ho cercato di assolvere con impegno – è stato facilitato dalla coscienza del legame, essenziale in democrazia, che esiste tra istituzioni e società; e che la nostra Costituzione disegna in modo così puntuale. Questo legame va continuamente rinsaldato dall’azione responsabile, dalla lealtà di chi si trova a svolgere pro-tempore un incarico pubblico, a tutti i livelli. Ma non potrebbe resistere senza il sostegno proveniente dai cittadini. Spesso le cronache si incentrano sui punti di tensione e sulle fratture. Che esistono e non vanno nascoste. Ma soprattutto nei momenti di grave difficoltà nazionale emerge l’attitudine del nostro popolo a preservare la coesione del Paese, a sentirsi partecipe del medesimo destino. Unità istituzionale e unità morale sono le due espressioni di quel che ci tiene insieme. Di ciò su cui si fonda la Repubblica. Credo che ciascun Presidente della Repubblica, all’atto della sua elezione, avverta due esigenze di fondo: spogliarsi di ogni precedente appartenenza e farsi carico esclusivamente dell’interesse generale, del bene comune come bene di tutti e di ciascuno. E poi salvaguardare ruolo, poteri e prerogative dell’istituzione che riceve dal suo predecessore e che – esercitandoli pienamente fino all’ultimo giorno del suo mandato – deve trasmettere integri al suo successore. Non tocca a me dire se e quanto sia riuscito ad adempiere a questo dovere. Quel che desidero dirvi è che mi sono adoperato, in ogni circostanza, per svolgere il mio compito nel rispetto rigoroso del dettato costituzionale. È la Costituzione il fondamento, saldo e vigoroso, della unità nazionale. Lo sono i suoi principi e i suoi valori che vanno vissuti dagli attori politici e sociali e da tutti i cittadini. E a questo riguardo, anche in questa occasione, sento di dover esprimere riconoscenza per la leale collaborazione con le altre istituzioni della Repubblica. Innanzitutto con il Parlamento, che esprime la sovranità popolare. Nello stesso modo rivolgo un pensiero riconoscente ai Presidenti del Consiglio e ai Governi che si sono succeduti in questi anni. La governabilità che le istituzioni hanno contribuito a realizzare ha permesso al Paese, soprattutto in alcuni passaggi particolarmente difficili e impegnativi, di evitare pericolosi salti nel buio.

Ci troviamo dentro processi di cambiamento che si fanno sempre più accelerati. Occorre naturalmente il coraggio di guardare la realtà senza filtri di comodo. Alle antiche diseguaglianze la stagione della pandemia ne ha aggiunte di nuove. Le dinamiche spontanee dei mercati talvolta producono squilibri o addirittura ingiustizie che vanno corrette anche al fine di un maggiore e migliore sviluppo economico. Una ancora troppo diffusa precarietà sta scoraggiando i giovani nel costruire famiglia e futuro. La forte diminuzione delle nascite rappresenta oggi uno degli aspetti più preoccupanti della nostra società. Le transizioni ecologica e digitale sono necessità ineludibili, e possono diventare anche un’occasione per migliorare il nostro modello sociale. L’Italia dispone delle risorse necessarie per affrontare le sfide dei tempi nuovi.

Pensando al futuro della nostra società, mi torna alla mente lo sguardo di tanti giovani che ho incontrato in questi anni. Giovani che si impegnano nel volontariato, giovani che si distinguono negli studi, giovani che amano il proprio lavoro, giovani che – come è necessario – si impegnano nella vita delle istituzioni, giovani che vogliono apprendere e conoscere, giovani che emergono nello sport, giovani che hanno patito a causa di condizioni difficili e che risalgono la china imboccando una strada nuova. I giovani sono portatori della loro originalità, della loro libertà. Sono diversi da chi li ha preceduti. E chiedono che il testimone non venga negato alle loro mani. Alle nuove generazioni sento di dover dire: non fermatevi, non scoraggiatevi, prendetevi il vostro futuro perché soltanto così lo donerete alla società. Vorrei ricordare la commovente lettera del professor Pietro Carmina, vittima del recente, drammatico crollo di Ravanusa. Professore di filosofia e storia, andando in pensione due anni fa, aveva scritto ai suoi studenti: “Usate le parole che vi ho insegnato per difendervi e per difendere chi quelle parole non le ha. Non siate spettatori ma protagonisti della storia che vivete oggi. Infilatevi dentro, sporcatevi le mani, mordetela la vita, non adattatevi, impegnatevi, non rinunciate mai a perseguire le vostre mete, anche le più ambiziose, caricatevi sulle spalle chi non ce la fa. Voi non siete il futuro, siete il presente. Vi prego: non siate mai indifferenti, non abbiate paura di rischiare per non sbagliare…”. Faccio mie – con rispetto – queste parole di esortazione così efficaci, che manifestano anche la dedizione dei nostri docenti al loro compito educativo. Desidero rivolgere un augurio affettuoso e un ringraziamento sincero a Papa Francesco per la forza del suo magistero, e per l’amore che esprime all’Italia e all’Europa, sottolineando come questo Continente possa svolgere un’importante funzione di pace, di equilibrio, di difesa dei diritti umani nel mondo che cambia.
Care concittadine e cari concittadini, siamo pronti ad accogliere il nuovo anno, ed è un momento di speranza. Guardiamo avanti, sapendo che il destino dell’Italia dipende anche da ciascuno di noi.
Tante volte abbiamo parlato di una nuova stagione dei doveri. Tante volte, soprattutto negli ultimi tempi, abbiamo sottolineato che dalle difficoltà si esce soltanto se ognuno accetta di fare fino in fondo la parte propria. Se guardo al cammino che abbiamo fatto insieme in questi sette anni nutro fiducia. L’Italia crescerà. E lo farà quanto più avrà coscienza del comune destino del nostro popolo, e dei popoli europei.
Buon anno a tutti voi!
E alla nostra Italia!

Tanti auguri Presidente! E grazie per tutto ciò che ha fatto per noi.

(fonte: Open https://www.open.online/2021/12/31/mattarella-discorso-fine-anno-2021-testo-integrale/)

Grazie a tutti

Alla fine, è andata.
Voglio ringraziare pubblicamente tutti coloro che domenica 4 sono venuti a votare in sede, per il rinnovo del consiglio di sezione della VAB Larciano. Il risultato è stato straordinario per me: su 15 votanti, 12 preferenze. Per me, un grandissimo traguardo!
Voglio ringraziare anche coloro che non sono venuti (volutamente): ci vuole “coraggio” per rimanere a casa e non venire a portare il proprio contributo ad una causa comune. Evidentemente, quelle stanze non sono più di vostro agio. Ma la colpa, signori, è vostra, non mia. Avete dimostrato, ancora una volta, che non siete maturi. Peggio dei bimbi dell’asilo nido, inventate reati e accusate il sottoscritto dei più atroci ed efferati delitti di lesa maestà. Continuando ad incolpare me, quando dovreste solo farvi un bell’esame di coscienza, ammesso che ne abbiate una, e capire i vostri errori. Ho tentato di dirvelo in più occasioni, ma non mi avete voluto ascoltare, accecati dalla vostra bramosia di superiorità, dalla vostra superbia e dalla voglia di dominazione. Neanche fossimo in gara per la sopravvivenza della razza umana!!
E l’immaturità la state dimostrando tuttora, con le ripicche, abbandonando la nave, proprio adesso che c’è un nuovo gruppo al comando. E perché? Semplice: non avendo più l’appoggio del vecchio comandante, non avreste più campo libero per i vostri comodi. Sempre per quella strana teoria, tutta vostra, che uno spazio comune debba essere l’estensione del vostro salotto di casa. E con l’ostinazione di applicare queste regole a tutti, perché stanno bene a voi e gli altri amen. Non c’è che dire, una bella dimostrazione di maturità!
Se c’è un gruppo, ci deve essere trasparenza, e non club privati.
Se c’è un gruppo, bisognerebbe fare squadra, e non capannelli e clan di odalische e vassalli.
Coinvolgere tutti, invece di escludere il maggior numero.
Ecco la grossa, grossa differenza tra me e voi: due concezioni di vivere il volontariato.
Basterebbe semplicemente una cosa, banale se vogliamo: dovreste accettare le regole. Se vuoi guidare, devi prendere la patente e non superare i limiti. Se vuoi fare il volontario, devi rispettare le regole di buon senso e di civiltà, per il vivere comune e un obiettivo comune… eppure, pare che non abbiate voglia di tutto questo!
Concludo questo mio pensiero personale con una riflessione: alla luce di tutto quello che è successo, degli attriti, delle voci diffamatorie e calunnianti, delle mie presunte inidoneità per cariche apicali (non sarei idoneo a fare il coordinatore perché non ho una qualifica operativa, nonostante in nessun atto ufficiale, in nessun statuto o regolamento vi è menzionata questa limitazione)… ringrazio tutti coloro che mi hanno sostenuto e mi hanno dato così tanta fiducia e comunico loro che ho deciso di fare un passo indietro, rimanendo perciò un semplice segretario e tesoriere. Oggettivamente, un coordinatore ha bisogno anche di conoscere modalità di azione che io, purtroppo, non ho mai acquisito, avendo fatto il “burocrate” praticamente da sempre. Ma soprattutto, se già il fatto che io sia di nuovo nel consiglio di sezione ha continuato a scatenare reazioni avverse, temo che pormi al vertice potrebbe avere effetti ancora più deleteri. Sempre perché troppo spesso c’è da confrontarsi con persone che non hanno voglia di una mediazione, ma solo di sopraffazione e dominio.
Rimango nel consiglio, rimango e continuo nella mia opera di burocrate.
Grazie ancora per il sostegno che mi avete dimostrato con tutti quei voti, continuerò e proseguirò il mio progetto FIRTS (fiducia, informazione, rispetto, trasparenza, serietà), perché sono dell’idea che sia necessario e importante, e spero di poter contare sul vostro sostegno anche in futuro. Perché VAB Larciano ha ancora bisogno del supporto di tutti.
PS: se per caso, tra i miei contatti su Facebook, qualcuno si sente chiamato in causa, sì, è proprio così. Ma siccome si dice il peccato e non il peccatore, ho omesso di far nomi e cognomi. Poi, se vi va, ne possiamo parlare il martedì sera in sede… se avete ancora voglia di un confronto serio e maturo, ovviamente!

Ohibò 2021

Sei mesi. Maremma gatta, come vola il tempo!!

Un tempo strano, a volte sospeso, a volte velocissimo.

La pandemia mi ha stravolto. Alcune consuetudini sono saltate, altre sono rimaste pressoché le stesse.

Però, mi sono dimenticato del mio blog per ben 6 mesi!! Non mi era mai successo, di dimenticarmelo per così tanto tempo!!

Un po’ come per quel libro che hai sul comodino, che ti riprometti di iniziare a leggere, che è lì che ti “guarda” come per dire “oh, ma io?”…

Ma tu, distratto, lo guardi, ti riprometti di iniziarlo, ma puntualmente te ne dimentichi. O, inconsciamente, non lo vuoi leggere. Chissà!

Impegni. Impegni. Giornate che scorrono, a volte con la lentezza di una tartaruga. Altre che volano via come soffiate da un vento impetuoso, che scompiglia capelli, abiti, pensieri.

Ti soffermi un attimo, alzi lo sguardo: il cielo è plumbeo, forse arriverà un temporale. Senti l’umidità nell’aria.

Vai a letto. Inizia a piovere. Il gocciolio delle grondaie non ti fa dormire. Un lampo, un tuono. Sarà di nuovo una lunga notte.

Lei è ancora lì, pronta ad assalirti al collo. Ti opprime, ti stringe. I polmoni si gonfiano d’aria, ma non puoi resisterle.

Il mattino, di nuovo, ancora. Un altro giorno. Uno dopo l’altro.

Siamo a metà 2021. Non sembra vero. Non sembra reale!

Soluzione alla pandemia

Tutti che frignate perché non potete sciare.

Tutti che frignate perché non potete fare gli aperitivi o le feste.

Tutti che frignate perché non potete andare nelle seconde-terze-quarte case, intestate alla nonna 90enne per evitare le tasse.

Tutti che frignate perché vi hanno chiesto di fare meno gruppo per evitare la proliferazione del virus.

Secondo me, allora, ci vorrebbe una soluzione molto molto semplice. Facciamo come in Cina.

Stiamo chiusi in casa fino a nuovo ordine, l’esercito ti passa il rancio ogni giorno, se metti il naso fuori di casa prima sparano e poi chiedono cosa vuoi, nessuno ora brontolare, tutti zitti fino a ordine diverso. Niente gite, niente scuola in presenza, niente di niente, se non la reclusione forzata in casa.

Stop.

Così evitiamo un bel po’ di problemi con gli spostamenti, evitiamo che dei ladri facciano la cresta sui rimborsi, evitiamo che le aziende nascano dal nulla solo per fregare soldi pubblici, evitiamo assembramenti, evitiamo un bel po’ di problemi.

Soprattutto, eviteremmo che una massa di idioti continui a scrivere stronzate su tutto, incapaci di una minima empatia verso una situazione di emergenza, dove si chiede un dovere civico.

Vi meritate non solo l’asteroide, ma pure il disprezzo, che rigurgitate senza un rimorso di coscienza nelle vostre insulse bacheche.