Domande da europeista

europaSono europeista. Sono convinto che il futuro del nostro continente sia verso l’unificazione politica di tutti i paesi europei, o almeno di chi ne voglia far parte. Sono convinto che un gruppo dirigente europeo possa essere e possa dare una svolta alla nostra società. Soprattutto a noi italiani.

Ma l’unificazione europea non è solo quella economica o finanziaria, ma è soprattutto politico-culturale. Non basta un parlamento, uno pseudo governo (diviso tra consiglio e commissione) e una specie di giustizia, occorre una carta costituzionale, che sia la sommatoria di tutte le costituzioni dei paesi aderenti e che ne amplii gli aspetti e le caratteristiche.

E soprattutto, la futura Unione Europea deve smetterla di essere la schiava del mercato finanziario e delle dittature bancarie, che non portano nessun beneficio reale ai cittadini europei, ma solo ad una minima parte, a cui ulteriori soldi sono come pioggia nel mare: un inutile spreco.

Il sito internet OpenPolis, qualche mese fa, in occasione della campagna elettorale in vista delle elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, ha creato un sito, strutturato in domande e risposte mirate, per capire la propria collocazione politica e, sfruttando queste domande, vorrei dare il mio personale punto di vista…

Sono in totale 25 domande, eccole:

1) Modificare la Pac (Politica Agricola Comune), diminuendo la percentuale del budget europeo dedicato ai sussidi per gli agricoltori (quasi 38%) a favore di competitività per la crescita e occupazione (13%). Personalmente sono contrario a questa scelta, anzi la PAC andrebbe potenziata ma strutturata in maniera totalmente diversa. Qualche anno fa, sulla base dei dati raccolti da Coldiretti, “In Italia 3,456 miliardi di euro sono stati erogati a 1,580 milioni di imprese, e quasi l’83% di questi aiuti PAC viene percepito dal solo il 19,1% dei beneficiari.” Questo dato, a mio avviso, va ribaltato e vanno incentivati i piccoli agricoltori, che sono l’asse portante della nostra agricoltura, sostenendo con bandi di finanziamento a fondo perduto. E’ inutile dare soldi tramite le finanziarie, che poi li rivogliono indietro! Piuttosto, creare dei progetti e seguire lo sviluppo e la messa in opera degli stessi, come il ripristino dei terrazzamenti, piuttosto che il ripristino dei fossi di scolo delle acque reflue. I fondi per l’occupazione vanno trovati attraverso la tassazione delle transazioni finanziarie.

2) Salvaguardare le colture tradizionali europee vietando l’impiego di OGM. L’agricoltura europea deve essere “OGM Free”. Totalmente in accordo! L’agricoltura si basa su un ciclo antico di coltura e di selezione di colture, fatto da mani sapienti e da contadini che amano il proprio campo. Questo amore non è compreso e nemmeno sentito dalle multinazionali, che vogliono solo un mero profitto.

3) Implementare la Convenzione di Oviedo sul testamento biologico a livello europeo, dando la possibilità alla persona in condizioni di lucidità mentale di definire le cure e i trattamenti sanitari che intende o non intende accettare. L’Europa ha radici lontane, e influenze culturali molteplici, prime fra tutte la religione cattolica. Ma questo non può e non deve influenzare tutto il popolo europeo, ossia anche coloro che non professano la religione cattolica. L’Europa deve essere laica, salvaguardare tutte le religioni ma impedire un cattolicesimo e un imperialismo della fede a discapito della libera scelta. I servizi sanitari nazionali, laddove esistono, devono tutelare le scelte dei cittadini in merito ai trattamenti sanitari che le persone scelgono di intraprendere o di rifiutare.

4) Riconoscere giuridicamente le unioni civili tra conviventi, a prescindere dal loro orientamento sessuale, equiparandone il trattamento a quello dei coniugi. Sempre per la tutela della laicità degli stati, l’Unione Europea deve tutelare tutte le forme di unione civile, smentendo chi sostiene che questo comporti un proliferare di pseudo retrogradicità della società. L’amore è sempre amore, che sia fatto da uomo e donna, uomo e uomo, donna e donna.

5) Riconoscere la nozione di bene comune nel Parlamento Europeo integrandola nei testi legislativi europei, in modo da evitare la loro privatizzazione e salvaguardare acqua, energia, e altri beni e servizi locali dalle logiche del mercato e della finanza. Il mercato non è il toccasana che risolve ogni male, e si è visto in Italia con la privatizzazione dei beni comuni. Gli acquedotti in mano alle SpA sono diventati una fonte di soldi enorme, a discapito della loro manutenzione e del loro potenziamento. Ad oggi, c’è ancora una larga fetta di popolazione che non ha acquedotto, rete gas, fognature e altri servizi perché economicamente non remunerativo raggiungere i luoghi di abitazione. E questo crea cittadini di serie A e cittadini di serie B.

6) Concludere le trattative per il TTIP per creare una zona di libero scambio commerciale con gli Stati Uniti d’America. Tendenzialmente non sono favorevole, perché il mercato USA ha caratteristiche diverse dal nostro. A partire dall’uso degli OGM. Perciò non spalancherei le frontiere ma sarei piuttosto prudente e porrei una serie di condizioni.

7) Rivedere il Patto di Stabilità in modo che la spesa per gli investimenti non venga conteggiata per definire il tetto al 3% del rapporto fra deficit e Pil. Gli stati europei non hanno soldi o ne hanno pochi, e questi fondi non sono sufficienti a coprire le spese per l’ammodernamento dei paesi e delle infrastrutture. Sarei tendenzialmente favorevole, ma con seri controlli e seri provvedimenti di tutela, per non finire a “tarallucci e mazzette” all’italiana!

8) Uscire dal Fiscal Compact e abolire il pareggio di bilancio costituzionale. Favorevolissimo ad abolire questa assurdità. La nostra economia è stagnante e recessiva, la pressione fiscale è da dittatura, il deficit appena appena sotto il limite, il debito stratosferico. In queste condizioni è moralmente e sostanzialmente impossibile avere un pareggio di bilancio, se non operando con una ancor più alta pressione fiscale, che finirebbe per sopprimere del tutto i consumi interni. Direi quindi che queste due corbellerie andrebbero totalmente eliminate dalla nostra Carta Costituzionale.

9) Tassare le transazioni finanziarie implementando realmente la Tobin Tax a livello europeo. Favorevole anche a questo provvedimento. Tassando le transazioni finanziarie si potrebbero recuperare miliardi di euro all’anno.

10) Cedere competenze delle Banche Centrali nazionali verso la Banca Centrale Europea affinchè, dotata di maggior potere, assuma un ruolo di coordinamento finanziario e macroeconomico che porti più velocemente all’Unione Bancaria Europea. Di fatto questo è già stato fatto, semmai va strutturata la BCE come una vera banca delle banche, che possa cioè interagire con istituti nazionali e governi, equiparandola cioè alla Federal Reserve americana. Ma con gli opportuni controlli, ovviamente.

11) Adottare gli Eurobond, un’emissione congiunta di titoli di Stato garantiti da tutti i paesi dell’eurozona. Più che titoli di debito, preferirei che la BCE prestasse denaro direttamente agli stati membri, a tassi super agevolati (intorno all’1%).

12) Uscire dall’Euro. Sarebbe un suicidio economico bello e buono! La moneta comune ha impedito ai paesi come l’Italia di svalutare le monete nazionali per rilanciare l’economia, un “giochino” che non sempre funziona a dovere. La moneta comune ha creato un mercato unico europeo, dove i prezzi sono più o meno equivalenti. Semmai ci doveva essere molto più controllo nel momento di coesistenza tra euro e monete nazionali, laddove i furbetti dell’arrotondamento hanno portato alla perdita di potere d’acquisto. 1 € = 1.936,27 lire, mentre adesso siamo più o meno a 1 € = 1.000 lire!!

13) Favorire privatizzazioni di aziende e immobili pubblici per allineare progressivamente il debito pubblico al 60% del Pil. Come ho già sostenuto, non si può pensare che il mercato si autoregolamenti. E’ come un bambino: non lo si può lasciare totalmente a sé, pensando che cresca educato e retto, senza nessuno che gli dia un’educazione! Le aziende pubbliche devono semmai diventare efficienti e vanno ridotti gli sprechi, vanno slegate alla manipolazione politica e sottoposte alla magistratura contabile affinché vi sia una razionalizzazione della spesa. Gli immobili pubblici, laddove possibile, vanno riconvertiti in edilizia popolare e non svenduti alle solite compagnie straniere per essere riconvertiti in hotel a 5 stelle.

14) Sostenere una politica migratoria indipendente e nazionale basata su accordi bilaterali fra l’Italia e i Paesi d’origine, visto il fallimento del coordinamento europeo e di Frontex. Argomento molto delicato e che merita una riflessione. Siamo un paese accogliente e predisposto all’accoglienza di chi ha bisogno e si trova in difficoltà. Ma spesso questa troppa benevolenza nasconde sprechi e trattamenti di favore troppo vantaggiosi per gli stranieri e poco per gli italiani stessi. Se è vero che per chi richiede asilo politico sono garantiti un tot di soldi al mese per vivere, perché questo trattamento di favore non è ugualmente attuato per gli italiani che sono indigenti e che vivono nella povertà? Un padre di famiglia cerca prima di tutto di sfamare i propri cari e poi aiuterà il vicino di casa. Questo non è xenofobia, ma una forma di rispetto per noi stessi. Gli aiuti umanitari muovono tanti soldi e io ho sempre il sospetto che qualcuno ci marci e ci mangi sopra.

15) Lavorare sempre di più verso una politica estera comune in Europa potenziando il ruolo dell’Alto rappresentante per gli affari esteri dell’UE. Se esiste un governo centrale europeo, esisterà anche un ministro degli esteri europeo, che prenderà il posto dell’alto rappresentante UE per gli affari esteri. Muoversi verso un governo centrale, come ho sostenuto prima, sarebbe auspicabile.

16) Limitare l’allargamento dell’Unione Europea a quei Paesi che, non solo rispettano criteri democratici ed economici, ma che soprattutto hanno affinità storico-culturali di carattere europeo. Ad esempio, la Turchia no. Sono favorevole a questo limite: se è vero che il motto dell’UE è “In Varietate Concordia”, ossia “uniti nella diversità”, questo non vuol dire che possiamo includere tutto e tutti. Le legislazioni nazionali devono tutelare i cittadini, cosa che nello stato turco non mi risulta sia del tutto vero (vedi PKK).

17) Velocizzare il processo di creazione di un esercito europeo formato dalle Forze Armate dei Paesi membri, che quindi non parteciperanno più individualmente alle missioni internazionali di pace ma unitariamente sotto la bandiera UE. Polizia europea, esercito europeo… Corpi scelti che cooperano insieme.

18) Sostituire l’attuale sistema di ratifica parlamentare dei trattati Ue, con il coinvolgimento diretto dei cittadini tramite referendum sulle decisioni più importanti, come fatto da altri paesi su Fiscal Compact e adozione dell’Euro. Attuare una democrazia diretta non è semplice e nel nostro continente solo due paesi, Svizzera e San Marino, operano in questo senso. Le rispettive costituzioni prevedono questa metodologia, mentre in Italia ciò è espressamente vietato (l’art. 75 comma 2 della Costituzione vieta la possibilità di ricorso a referendum abrogativo totale o parziale per i trattati internazionali. È stato previsto ciò per evitare che una maggioranza della popolazione potesse, senza un dibattito costruttivo, abrogare un trattato internazionale con le conseguenze di responsabilità internazionale del nostro Paese).

19) Attribuire il potere di iniziativa legislativa, oggi prerogativa della Commissione Europea, al Parlamento Europeo, l’unica istituzione ad elezione diretta dei cittadini Ue. Favorevole: come in Italia, il Parlamento ha potere legislativo, mentre il Governo ne ha parziale (decreti legge e decreti legislativi), ma che comunque necessitano di un atto deliberato dal Parlamento. Sono fiducioso che questa distinzione venga attuata anche in sede UE.

20) Introdurre l’elezione diretta del Presidente della Commissione Europea da parte di tutti i cittadini Ue. Penso che sia utile coinvolgere anche i cittadini, magari indicando sulla scheda elettorale per il rinnovo del Parlamento il nominativo del candidato alla presidenza UE. Nemmeno in USA l’elezione del presidente è diretta, ma tramite i grandi elettori.

21) Sostituire ruolo e influenza della Troika con quello del Parlamento Europeo nella gestione delle crisi finanziarie. Le crisi finanziarie di solito sono provocate da speculazioni e disorganizzazioni. Prima punire severamente gli autori, poi provvedere con una serie di aiuti, senza strozzare e uccidere le economie dei paesi in crisi (vedi Grecia, Spagna etc.).

22) Introdurre un reddito minimo garantito per il sostegno economico alle persone disoccupate, inoccupate o precariamente occupate nei diversi Stati Membri. Ci vogliono tanti soldi per questa proposta, ma avrebbe un netto ritorno in termini di ripresa dei consumi. Se io ho più soldi per vivere, posso spendere qualche decina di euro in più e quindi muovo l’economia.

23) Sperimentare a livello Europeo nuove regole in materia di lavoro basate sulla flexsecurity. La possibilità quindi di avere un contratto a tempo indeterminato più flessibile che coniughi la maggiore facilità di licenziamento per le imprese con la migliore sicurezza e tutela del lavoratore licenziato, con il sostegno al reddito, il ricollocamento, la tutela pensionistica. Ci hanno illuso con la tiritera che bisognava essere più flessibili e che il posto fisso doveva diventare una caratteristica del passato, e abituarci al lavoro flessibile. Tutto ciò si è tradotto in un impoverimento collettivo, in uno sfruttamento esagerato dei lavoratori atipici e con la voglia di licenziamento facile. Insomma, un fiasco totale. Servono tutele e serve un ragionamento serio di tutela del lavoratore serio, che vuol lavorare e che deve avere la possibilità di un sostegno al reddito nella fase di transizione tra un lavoro e l’altro, e non la tiritera all’italiana (vedi gli esodati).

24) Rendere trasparente il processo politico decisionale di tutte le istituzioni europee utilizzando il web per rendicontarne l’attività. In particolare, prevedere la pubblicazione di discussioni, negoziazioni e votazioni che si svolgono all’interno del Consiglio dell’Unione Europea. La conoscenza è l’arma più pericolosa, un popolo che conosce è un popolo che può essere più attento e accorto alle decisioni prese dai propri governi. Ben venga la trasparenza. E aggiungo: evitare quell’inutile e dispendioso trasloco mensile tra Strarburgo e Bruxelles per le sessioni del Parlamento! Tonnellate di carta che macinano km e km, che si traducono in soldi buttati via. La sede del Parlamento Europeo rimanga a Strasburgo, la sede della Commissione e  degli altri organi a Bruxelles, senza più tir a zonzo sulle autostrade.

25) Aumentare la produzione energetica all’interno dell’Europa per limitare la dipendenza estera, anche se rispetto l’importazione di idrocarburi (gas e petrolio) da Russia, Asia, Africa, l’energia europea avrebbe costi maggiori, in termini economici (nel caso delle rinnovabili) e in termini ambientali e di sicurezza (nel caso del nucleare e del carbone). Pienamente favorevole, soprattutto per il sostegno e l’aumento della produzione da fonti rinnovabili. Per non essere vincolati al ricatto russo per il gas.

Ecco, la mia analisi finisce qui. Il mio risultato è verso le liste di sinistra, non certo per Forza Italia o Nuovo Centro Destra o peggio ancora Lega Nord… Ma lontano anche da PD e Movimento5Stelle. Perché, rispetto a loro, credo nel “manifesto di Ventotene”, uno dei capisaldi dell’integrazione europea.

Fonti: Progetto OpenPolis, progetto “voi siete qui – elezioni europee 2014“, testo integrale del “Manifesto di Ventotene“.

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